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Halloween, Festività di Ognissanti e i Defunti: usanze calabresi

la nostra affascinante terra calabra, in molte occasioni ci presenta tradizioni e usanze popolari inalterate nel tempo. In ogni periodo dell’anno in ogni provincia e paesino, ci sono ancora misteriose leggende e miti. In prossimità dei primi giorni di Novembre, vediamo insieme le più famose leggende popolari presenti ancora oggi nei nostri paesi. Tuttora nella nostra regione, la festività di Ognissanti e la commemorazione dei defunti è molto sentita.

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Come sappiamo, Il giorno di tutti i Santi, noto popolarmente anche come Ognissanti, è una festa cristiana che celebra insieme la gloria e l’onore di tutti i santi che, dopo tante contese, si è identificato nella giornata del 1^ Novembre. Forse tale scelta la possiamo vedere come una sorta di continuità con la chiesa inglese che festeggia i Santi lo stesso giorno, e con i celti che festeggiavano in questa giornata il Samhain, l’antica festa celtica del nuovo anno. Nel Samhain, i morti avrebbero potuto ritornare nei luoghi che frequentavano mentre erano in vita, e anche questo aspetto in fondo è stato mantenuto nella nostra tradizione con la ricorrenza del 2 Novembre.

Ma veniamo a noi e alla Calabria. La tradizione di festeggiare la vigilia di Ognissanti, la famosa Halloween, non è poi così lontana dalle nostre: in Calabria la festa di Halloween è stata festeggiata sin dai tempi più remoti. Nel libro “Il ponte di San Giacomo“, l’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani, scritto insieme a Mariano Meligrana, rivela un particolare rito in uso dai contadini calabresi emigrati in America: svuotare una zucca e mettere dentro una candela aspettando così la vigilia di Ognissanti. Da non credere, vero?

A Serra San Bruno, nel vibonese, c’è l’usanza del “Coccalu di muortu“: i ragazzini intagliano e modellano la zucca riproducendo un teschio (che in dialetto serrese si dice proprio “coccalu di muortu) per poi girare nel paese chiedendo Mi lu pagati lu coccalu?” (tradotto letteralmente “Me lo pagate il teschio?”). Ció ricorda molto quel “trick or treat?” (“dolcetto o scherzetto?“) della cultura anglosassone.
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Alcune leggende narrano che nelle comunità dell’entroterra calabrese, si commemoravano i morti organizzando dei veri cortei verso i cimiteri, per poi ricevere benedizioni e banchettare nel cimitero stesso, per permettere di contattare i propri defunti. Una cosa che tuttora è in uso nelle comunità Arbëreshë.

In diversi paesi dell’Aspromonte, in autunno i morti tornano addirittura per un mese intero. Così le famiglie mettono ogni sera sul tavolo un piatto di cibo e vino, e non mancano le carte da gioco per far ricordare ai defunti i divertimenti della vita.

A Paola, nella ricorrenza dei defunti si usa distribuire fichi secchi ai bisognosi, mentre In provincia di Catanzaro, sempre per la ricorrenza del 2 Novembre, si preparano particolari focacce da donare ai poveri, le “pitte colluri“.

Alcune famiglie originarie della provincia di Cosenza usano mandare ai loro morti il loro cibo preferito, cucinato di primo mattino, tramite il primo povero che passa davanti alla loro casa.

Nella gastronomia tradizionale, il piatto rituale del 2 Novembre è la “Lagana e ciciari” (fettuccine con i ceci), in usanza a San Lucido. Si dice che durante il giorno si devono mangiare i ceci, e il pomeriggio si va a seminare un pò di grano per garantire la fertilità.
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La nostra Regione ci offre sempre molto da scoprire e imparare, facendoci apprezzare ogni tradizione che bisogna custodire come oro, farle conoscere e praticarle per mantenerle vive.

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